Calla selvatica: curiosità e folklore

Calla selvatica: curiosità e folklore

La calla selvatica è intrisa di molta curiosità. Scopriamo cosa dice il folklore e cosa rappresenta la calla dall’antichità ai tempi moderni.

Da sempre accostata alla famiglia del giglio, la calla selvatica in realtà non ne fa parte. Dal 1826 le viene assegnato il nome di Zantedeschia da Sprengel che la categorizza in un genere a sé stante. Il nome deriva dal botanico italiano Giovanni Zantedeschia, vissuto agli inizi del 19° secolo. Fu poi denominata aethiopica grazie alle sue origini africane e finalmente inserita nella famiglia delle Araceae.

In Africa viene chiamata Varkoor che significa ‘orecchio di maiale’. Si sviluppa nell’umidità del Madagascar e può fiorire tutto l’anno, se ha abbastanza acqua e nutrienti. Ama vivere in acque basse o in terreni umidi, ma in mancanza di condizioni abituali necessita di un terreno ricco e di molta ombra.

Nel corso della storia la calla selvatica veniva dipinta da moltissimi artisti, proprio grazie alla sua incantevole bellezza. Porta con sé una rara avvenenza ed è disponibile in diversi colori, dal giallo al violaceo al verde.

Nonostante l’alta tossicità, la pianta può garantire diversi utilizzi nella medicina naturale. Per esempio, gli antichi la usavano per trattare ustioni e scottature. Mettevano in ammollo le foglie di calla selvatica nel latte bollente e le applicavano sulle ferite fino alla guarigione.

Nell’Africa australe, dove la popolazione indigena vive e prospera spontaneamente, le foglie e i rizomi della calla selvatica sono usati nella medicina tradizionale per trattare soprattutto piaghe e ferite.